Amministratore di condominio – nomina – accettazione –

In tema di condominio negli edifici, il potere di convocazione dell’assemblea spetta anche all’amministratore la cui nomina assembleare non sia stata immediatamente seguita dall’accettazione (nella specie, il nominato amministratore aveva subordinato l’accettazione dell’incarico a determinate condizioni, successivamente non avveratesi) (Cass. civ. Sez. VI – 2 Ordinanza, 13-06-2013, n. 14930).

Con la sentenza in commento la Suprema Corte ritiene che il riferimento al mandato in materia condominiale non comporta, l’applicabilità delle norme che fanno discendere, soltanto dall’accettazione del mandatario l’operatività dell’incarico, esso trova la sua regolamentazione iniziale nell’investitura dell’assemblea.
Una volta deliberata la nomina dell’ amministratore si deve intendere che esso sia nelle sue piene funzioni.
Si applica, anche in questo caso, il principio della “prorogatio imperi” secondo il quale “in tema di condominio di edifici, l’istituto della “prorogatio imperii” – che trova fondamento nella presunzione di conformità alla volontà dei condomini e nell’interesse del condominio alla continuità dell’amministratore – è applicabile in ogni caso in cui il condominio rimanga privato dell’opera dell’amministratore, e pertanto non solo nei casi di scadenza del termine di cui all’art. 1129 c.c., comma 2, o di dimissioni, ma anche nei casi di revoca o annullamento per illegittimità della relativa Delib. di nomina. Ne consegue che, l’assemblea può validamente essere convocata dall’amministratore, la cui nomina sia stata dichiarata illegittima, non ostando al riguardo il dettato di cui all’art. 66 c.c., comma 2, in quanto il potere di convocare l’assemblea, da tale norma attribuito a ciascun condomino, presuppone la mancanza dell’amministratore che è ipotesi diversa da quella che si verifica nei casi di cessazione per qualsivoglia causa del mandato dell’amministratore o di illegittimità della sua nomina”. (così Cass., Sez. 2, n. 1405 del 2007; conformemente cfr. Cass., Sez. 2, n. 3139 del 1973; Cass., Sez. 2, n. 3588 del 1993; Cass., Sez. 2, n. 5083 del 1994; Cass., Sez. 2, 27.03.03 n. 4531 e, più recentemente, Cass., Sez. 2, 30.10.12 n. 18660).

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